La casa del Golf: St. Andrews

St. Andrews è la casa del golf. Situata sulla costa orientale della Scozia chiamata in questo tratto Kingdom of Fife, novanta chilometri a nord di Edimburgo (la scozzese Dùn Eideann), la piccola cittadina di St. Andrews di 17 mila abitanti ospita una delle cattedrali più importanti della storia medievale scozzese, oggi un rudere in parte a cielo aperto ma curato e nobilitato e visibile in tutto il suo antico splendore. È inoltre uno dei più importanti centri universitari del Regno Unito, forse il terzo dietro le ataviche rivali d’Albione Cambridge e Oxford. Ma per il mondo del golf, St. Andrews è soprattutto il mitico Old Course, la vera culla del gioco del golf, osannato e venerato da chiunque ami questo sport.

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Le leggende vogliono infatti che si sia parlato di bastoni e palline fin dal lontano 1400 e sul semplice percorso iniziale, disegnato fra pascoli e pecore di fianco al mare, transitano migliaia di “pellegrini” seguiti dai caddies locali che sanno raccontare metro per metro tutta la storia e i segreti di questo campo unico al mondo per fascino e tradizione. L’Old Course infatti, insieme agli altri cinque 18 buche (i quali insieme formano il chilometrico comprensorio golfistico di St. Andrews), è un campo aperto al pubblico, da cui appunto è nata la parola unica “Open” per sigillare il nome del torneo britannico, dove tutti i cittadini possono giocare dal lunedì al sabato. La domenica invece è chiuso, in modo da far riposare l’erba, ma esso, fin dai tempi remoti del settecento, diventa un percorso paesaggistico che le persone possono attraversare a piedi lungo le “roads” per raggiungere il mare dall’entroterra: ecco come sbocciò il termine “link”, che in anglosassone significa collegamento, appunto perché queste strisce di terra rappresentavano passaggi naturali e incontaminati verso lo spumeggiare delle onde del mare del Nord.

La storia parla sul verde di questi green da più di cinquecento anni. Già nel 1457, il re di Scozia Giacomo II fu costretto a proibire ai nobili di divertirsi sull’Old Course perché i giovani rampolli di famiglia preferivano il golf alla pratica del tiro con l’arco, molto più utile quest’ultima al sovrano in tempi di guerra. E fra le accuse che portarono Elisabetta I a far decapitare la cugina arrivista Maria Stuarda, regina di Scozia, ci fu anche quella di aver giocato a golf pochi giorni dopo la scomparsa del marito, Francesco II re di Francia. Nel 1764 l’Old Course ebbe lo status di campo nazionale, con ben 22 buche, delle quali 11 in uscita, “out”, dal mare, 11 in rientro, “in”, verso la linea di costa e la clubhouse. I green in realtà erano soltanto 12 perché, con l’eccezione della 11 e della 22, si usava la stessa buca sia in andata che ritorno. Questa caratteristica dei green doppi è stata conservata fino ai giorni nostri, poiché anche oggi la maggior parte dei green, infinitamente grandi (alcuni più di 50 metri di diametro) ospitano due bandiere, naturalmente poste a diversi metri di distanza le une dalle altre; ma non è detto che un professionista non si sbagli e tiri ad una buca adiacente a quella dove sta giocando. Nel vecchio campo, le prime e le ultime quattro buche erano troppo corte e quindi si decise di accorparle a coppie, riducendo il numero da 22 alle attuale 18, il numero “magico” per ogni percorso di golf da campionato.

Una delle mille storie curiose dell’Old Course, dove si sta disputando da oggi fino a domenica il centocinquantesimo Open Championship con campione in carica lo statunitense Stewart Cink, è quella della guerra dei conigli. Nel 1797, per problemi economici, la comunità di St. Andrews aveva perso il controllo del campo, affittato pezzo dopo pezzo ad allevatori. Solo 24 anni dopo, James Cheape, latifondista locale e buon giocatore, riuscì a rilevare tutto il terreno, riservandolo da allora esclusivamente al golf. Ci riuscì utilizzando un semplice stratagemma: una notte, fece uscire da una cinquantina di sacchi numerosi conigli affamati del suo appezzamento lungo tutto il campo da golf coltivato, e questi fecero razzia di tutto ciò che c’era deturpandolo enormemente. La mattina dopo, i coltivatori attoniti furono costretti a cedere il campo per una cifra modesta a Cheape, perché se non l’avessero fatto sarebbero morti di fame.

I punti più famosi

Nella seconda metà dell’ottocento, il percorso fu migliorato da Old Tom Morris, il più famoso golfista del XIX secolo, che creò un green separato per la buca 1, modificò il giro del campo da orario ad antiorario e sistemò i 112 terribili bunkers infossati, dove ora sono state installate particolari telecamere che danno la visuale delle palline che finiscono in questi pozzi apparentemente senza fine. Fra questi, il più celebre è l’Hell Bunker, un mostro grande come un appartamento e con una sponda alta ben tre metri, che difende la buca 14. Altri passaggi famosi sono lo Swilcan Burn, un fossato d’acqua che taglia la 1 davanti al green e che sulla 18 viene superato solo da un pericolante ponte in pietra. Infine, la 17 viene chiamata la “Road Hole”, sulla quale si sono spesso infranti i sogni di molti pretendenti all’Open Championship.

L’Old Course di St. Andrews ha ospitato The Open per la prima volta nel 1873, per un totale da allora di 27 volte (28 con questa): in tempi recenti, è diventata la sede fissa di questo evento in tutti gli anni che finiscono con 0 e con 5. Nel 2005, fu nientemeno che Tiger Woods ad imporsi a St. Andrews, davanti ad un combattivo Colin Montgomerie.

Infine, un altro meraviglioso pezzo di storia del golf è la clubhouse, sede del “Royal & Ancient”, il più famoso circolo del mondo che, con la United States Golf Association, detta e aggiorna le regole del gioco. Fondato nel 1754 da 22 “noblemen and gentlemen of the Kingdom of Fife” con il nome di Society of St. Andrews Golfers, cambiò nel 1834 il suo nome nell’attuale, quando re Guglielmo IV gli concesse il suo alto patronato. Vent’anni dopo fu costruita l’imponente, granitica clubhouse. Oggi l’R&A ha circa 2400 membri, sparsi in tutto il mondo. La storia, la tradizione, qui non sono mai andate fuori moda, e vivono a braccetto in un piccolo mondo antico dove il tempo non sembra ancora scorrere.

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